Torna alla Home page | English Version >>> INFORMAZIONI
CONVENTO DI SAN BERNARDINO E TRADIZIONE BEMARDIANA
Altri cenni storici di Montefranco
Montefranco guarda dall'alto dei suoi 414 metri la Valle del Nera, tra olivi, pinete e boschi di querce.
I primi insediamenti nel territorio si fanno risalire al V -IV sec. a.C., poiché sul Monte Moro, altura che domina il paese, recenti scavi archeologici hanno messo in luce parte di due ambienti pavimentati di un edificio risalente all' età romana repubblicana, ma rimasto in uso fino ad avanzata età imperiale. Evidenti sono le tracce di un più antico luogo di culto umbro, la cui presenza è segnalata dal rinvenimento di bronzetti votivi risalenti appunto al V -IV sec. a.C. e di due cisterne circolari adiacenti, entrambe scavate nella roccia calcarea ma rifinite con tecniche diverse, nelle quali, oltre ai bronzetti, sono stati ritrovati materiali votivi anatomici in terracotta, elementi architettonici pertinenti al santuario repubblicano e terrecotte architettoniche.
L' antico borgo, una volta cinto di mura e da diverse torri, sta riprendendo una presenza vivace e colorita tra scorci di panorami suggestivi.
Il nucleo primitivo è costituito dal Castello di Bufone, sorto probabilmente alla fine del primo millennio sul costone roccioso che guarda la valle. Luogo fortificato naturalmente, rappresentava una difesa naturale dalle orde saracene che infestarono la valle durante i loro passaggi attorno al 900.
Questo castello fu retto per un periodo da un nipote di Ottone IV nel 1209, essendosi ribellato al Papa Innocenzo III. Nel 1228 fu concesso da Spoleto ad alcuni uomini di Arrone scappati per sottrarsi al dominio di Rinaldo, che scorrazzava in Val di Narca per conto di Federico II.
L'uscita di questi uomini causò vendette e litigi per il possesso dei beni da loro lasciati ed il nuovo paese fu per i fuggiaschi come terra franca, essendosi resi liberi da Arrone. Da qui il nome di Montefranco.
Il nuovo castello fu sempre saldo possesso del Comune di Spoleto e nel 1258 rinnovò la sottomissione ed ebbe in cambio capitolati molto favorevoli; l' esenzione poi del pagamento delle gabelle d' entrata delle merci fece chiamare Porta Franca quella da dove uscivano i generi esentati e Porta Spoletina quella per la quale rientravano i commercianti provenienti da Spoleto. Tale esonero dai dazi sarà goduto da questa terra fino all'avvento della Repubblica Romana nel 1849.
Nel 1264 Montefranco fu occupato da truppe germaniche e mussulmane del ghibellino Percivalle Doria, subito ricacciate da truppe spoletine. Finita l'onda del ghibellinismo, Montefranco aderì alla confederazione dei dodici castelli che, guidata dall'Abbazia di S. Pietro in Valle, non rinnovarono la sudditanza a Spoleto.
Nel 1338, dopo una lunga causa presso la curia del ducato, i castelli furono assolti ed ottennero in concessione del "mero et mixto imperio".
Nel 1372 questi castelli ribelli furono di nuovo obbligati alla sudditanza a Spoleto e nel 1395 l'Abate di S. Pietro in Valle occupò Montefranco. Antiche controversie tra Spoleto e Temi avevano provocato un confronto armato. I ternani, già sconfitti in altre occasioni, chiesero aiuto ad Antonio Savelli di Amelia, valoroso uomo d'arme, che, arruolati anche alcuni ternani, mosse nel 1498 con le sue truppe verso Montefranco. Accorsero gli spoletini e, sebbene privi di un capo, riuscirono ad allontanare da quel castello gli assalitori. Gli spoletini non erano più di trecento contro mille soldati del Savelli: il piccolo stuolo si raccolse sul Monte Moro e si difese strenuamente, combattendo con grande coraggio. I morti furono molti da entrambe le parti. La sera i due eserciti si ritirarono; gli spoletini in San Mamiliano ed i ternani con il Savelli verso Terni, devastando e bruciando tutto fino a Strettura.
Nel 1522 Montefranco partecipò alla nuova rivolta dei Castelli della Valnerina contro Spoleto: nel 1527 alcune bande di Sciarra Colonna devastarono il paese ed in seguito Papa Paolo V lo distaccò da Spoleto: Urbano VIII ve lo riunì nel 1627: lo stesso Papa nel 1639 fece aprire la strada dalla Flaminia per Montefranco-Valnerina-Scheggino-Gavelli-Monteleone, denominata delle Ferriere, ricordata in località Arma di Papa Urbano da una edicola ed una lapide. Nel 1798 fu unito al Cantone di Terni insieme ad Arrone, Castel di Lago e Collestatte. A differenza degli altri paesi nel periodo napoleonico accolse con insolito patriottismo i soldati francesi, ma questa astuzia non salvò il paese dall'ordine di calare dalle torri le campane per essere distrutte e da una penale di 700 scudi. Con il ritorno del governo dei Papi nel 1816 Montefranco diventò sede del Governo della Valnerina, che durò solo due anni per le proteste della rivale Arrone.
L'unità nazionale assegnò definitivamente questo municipio al dipartimento di Temi, dove molti montefrancani si recheranno a lavorare nelle industrie, alterando così la consolidata fisionomia del paese produttore e commerciante di olio. Due soli furono i tentativi di impiantare in loco delle industrie, un allevamento di castori ed una fabbrica di fiammiferi, ma l'avvento più foriero di cambiamenti all'inizio del secolo fu l'inaugurazione della luce elettrica nel 1909.