Il convento di San Bemardino e la tradizione
bemardiniana
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| In località
Monzano si trova il Convento di S. Bernardino, eretto in ricordo
del suo passaggio su un vecchio oratorio dedicato a S. Primiano.
Ha affreschi eleganti attribuiti al Perugino Orlando Merlini,
allievo di Benozzo Gozzoli. Alla chiesa di S. Primiano fu
unito il convento dei minori osservanti, costruito per volontà
di S. Bernardino, su autorizzazione di Papa Niccolò
V con Bolla Pontificia del 25 Giugno 1454.
Il santo era passato da Montefranco il giorno 11 Maggio 1444
nel suo viaggio verso L' Aquila, dove era morto solo 9 giorni
dopo. Era malato e nella breve sosta a Montefranco operò
grandi miracoli: nella casa della povera vedova Alessandra,
della casa Probani, un cesto si ricolmò di uova, pane
e vino crebbero nella madia e nella botticella; la roccia,
dove egli sedette lungo il cammino per Monzano, si modellò
al suo contatto; sgorgò acqua sorgiva nel punto indicato
dal Santo per la costruzione del Convento. |
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L'ultima domenica di maggio viene
celebrata la Festa del Patrono S. Bernardino con una tradizionale
processione, in costume del XV sec., che scende dal colle seguendo
il percorso effettuato dal Santo verso il Convento di Monzano.
Precede il corteo storico, composto dal Capitano del popolo,
dal Podestà, da dame e cavalieri, da popolazione e paggetti,
la gloriosa corporazione degli "Sparatori" che in
costume, con vecchie carabine a avancarica, con pistoni e mortai
di diverse dimensioni, spara continue cariche a salve per salutare
e festeggiare il Santo.
Conclude la manifestazione la tradizionale "Corsa dei cavalli
con fantino", già in voga dai primi dell'800.
Tale passaggio, riportato da una cronaca della Porziuncola di
Assisi e da un' altra a firma di Frate Agostino da Stroncone,
è annualmente ricordato nella Rievocazione Storica che
il 20 Maggio di ogni anno viene riproposta in una atmosfera
di grande misticismo. |
Vengono rievocati, attraverso scene
e figuranti, l'arrivo a Montefranco del Santo ed il miracolo
del pane e del vino operato nella casa della vecchina che lo
ospitò. La scenografia è allestita all'interno
del borgo, dove viene realizzato uno spaccato di vita del XV
secolo attraverso la rappresentazione di arti e mestieri nelle
tipiche botteghe. Le vie sono animate da numerosi personaggi
in costume e nell'aria aleggiano gli antichi profumi del tempo.
La rievocazione termina con il Santo, attorniato da popolo e
figuranti, che, allontanandosi dal paese predica presso la storica
Porta Franca, chiedendo l'unione e la concordia tra la gente.
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